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Giornate pirandelliane 2021

Uomini Bestie Virtù 

Giornate Pirandelliane 2021

L’uomo, la Bestia e la virtù (1919) è una commedia esilarante e atroce che, sotto l’apparente leggerezza, diventa una farsa tragica che irride i valori morali e religiosi di una umanità ipocrita.

Le “Virtù” di Pirandello sono maschere, attrazione e repulsione degli esseri umani, modelli stereotipi cui i personaggi aderiscono con diversi gradi di consapevolezza, valori verso cui tendono, ma anche spauracchi da cui fuggono.

La “Bestia” e l’”Uomo” sono etichette, facili da appiccicare addosso agli altri, ma difficili da ammettere su noi stessi.

L’Uomo è il “trasparente” professor Paolino, che ha una doppia vita: è l’amante della signora Perella – la “Virtù” – moglie trascurata del Capitano Perella – la “Bestia” – ufficiale di marina che torna raramente a casa.

 

Personaggio chiave dell’opera, a mio parere, e scommessa importante del nostro adattamento originale, è il piccolo Nonò, il figlio undicenne del Capitano e della signora Perella.

È una figura ingombrante, sempre “tra i piedi” dei genitori e dell’amante, costretto a fargli da insegnante con espedienti meschini per ingraziarsi il padre e non insospettirlo.

 

Ma Nonò ha una differenza rispetto a tutti gli altri: non è ipocrita, perché non conosce ancora le gabbie delle convenzioni sociali, meglio, non ha ancora realizzato i rischi della loro trasgressione.

Sta sempre in scena durante i dialoghi tra la madre e il professore, origlia, disturba e minaccia – inconsapevolmente – di mandare all’aria i loro piani, con il candore dell’innocenza che parla e dice la verità.

Per raccontare questo personaggio ho scelto di affidarne la parte a un cantante lirico, un baritono dalla fisicità imponente.

A lui mi piacerebbe affidare dei momenti di “straniamento” nello spettacolo, in cui Nonò, rimasto solo sulla scena commenta l’ipocrisia degli altri personaggi cantando arie celeberrime di Mozart che raccontano proprio l’ipocrisia nei rapporti d’amore (tratte da “Le nozze di figaro” e “Così fan tutte”).

 

La cifra stilistica dello spettacolo si ispira al mondo del circo e dei clown, prendendo ispirazione dai quadri di Botero con i colori forti e decisi, e dal capolavoro cinematografico La strada di Federico Fellini, con l’ironia e la malinconia trasognata del suo immaginario.

La protagonista femminile dello spettacolo assomiglia a Giulietta Masina, cui si ispira il ruolo nella nostra versione.

La semplice e minuta figura di una donna piena di sogni, imprigionata in un mondo di uomini che dettano le regole di un gioco divertente e leggero, che sa diventare spietatamente sadico e perverso.

 

La scelta di questa opera punta a valorizzare il tema della Maschera, tanto caro a Pirandello e al percorso che, insieme con Mino Manni, stiamo portando avanti in questi anni, rileggendo in chiave contemporanea i classici della letteratura e del teatro.

Freschi del successo del nostro adattamento de “Il fu Mattia Pascal”, presentato a Busto Arsizio nel 2019 e poi ripreso per le Giornate Pirandelliane del 2020 in forma di documentario, torniamo a Pirandello con una commedia che ha sempre costituito un banco di prova per grandi interpreti e che ci consente di parlare del mondo di oggi e di tutti i suoi vizi e la difesa spietata delle apparenze e delle etichette contro ogni etica e contro ogni forma di rispetto, in nome di un “politicamente corretto” sempre più faticoso da sostenere. 

 

Torniamo a Pirandello con uno studio e delle prove, che abbiamo aperto allo sguardo della telecamera per far sì che il pubblico possa sbirciare la nascita di uno spettacolo, ma soprattutto vedere una compagnia al lavoro su un grande testo, scontrarsi e incontrarsi con la Parola Alta di un genio della Letteratura, che merita di essere approfondito e che possa risuonare ancora oggi.

Alberto Oliva

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Foto di: Beppe Bisceglia

Gianna Coletti e Mino Manni

Mino Manni e Andrea Carabelli

Mino Manni e Rossella Rapisarda

Mino Manni, Gaetano Callegaro, Rossella Rapisarda e Angelo Lodetti

Fatto