L’idiota. Il lungo addio

DATA

Domenica 22 Ottobre 2021

Categoria

Prosa

DATA

Domenica 22 Ottobre 2021

Categoria

Prosa

L’idiota. Il lungo addio

Drammaturgia: Alberto Oliva, Mino Manni

Regia: Alberto Oliva

Con: Mino Manni, Giuseppe Attanasio, Emilia Scarpati Fanetti

L’adattamento dell’opera di Dostoevskij, portato in scena a ridosso dell’anniversario dei duecento anni dalla nascita del grande romanziere avvenuta l’11 novembre del 1821, prende le mosse da un immaginario incontro tra i due protagonisti collocato dopo la fine del testo di Dostoevskij, articolandosi in una profonda riflessione ed esplorazione del grande autore russo, snocciolando la crudele riflessione sulle conseguenze della bellezza sull’animo umano, senza tuttavia celare un’infinita compassione.

«È meglio essere infelici, ma sapere,

piuttosto che vivere felici in una sciocca incoscienza.

È così difficile conoscere la bellezza; la bellezza è un enigma».

Non occorre avere letto il romanzo per lasciarsi travolgere dalla forza espressiva del dialogo serrato e poetico che porta le due anime a confrontarsi sulla bellezza, sull’arte, sulla religione e sul senso della vita, ma soprattutto sulla difficoltà dei rapporti tra uomo e donna, sui pericoli di una relazione non chiara, che può purtroppo degenerare nella violenza di genere.

Nell’adattamento di Oliva e Manni, il principe Myskin incontra Rogozin a casa sua, dove va a trovarlo per avere notizie della bellissima Nastasja Filippovna, di cui è perdutamente innamorato.

A lume di candela, con la fioca luce di una pallida luna che filtra dalla finestra, i due amici si confrontano in una sorta di rituale, discutono e dibattono, sino a che comincia a trapelare un angosciante sospetto sul destino di Nastasja, assente presentissima.

Il colpo di scena cui si assiste sul finale pone fine alla suspance abilmente costruita dall’autore per tenere il pubblico con il fiato sospeso sino all’ultimo, quando viene messo di fronte alla tragica verità: Myskin vede il corpo di Nastasja, senza vita, nella stanza accanto, vittima di una violenza mascherata d’amore.

L’angelico ed etereo principe Myskin, che sembra resistere stoicamente ai colpi della vita, si confronta ora in un duello fisico e verbale con il maledetto Rogozin, tormentato e incapace di resistere alle tentazioni della vita, sempre sull’orlo del precipizio.

È qui che Dostoevskij esemplifica il grande conflitto nietzschiano tra apollineo e dionisiaco, pulsioni estreme presenti in ciascuno di noi, che si concretizzano nell’aspetto che mostriamo e accettiamo di noi stessi e nel lato oscuro di cui invece ci vergogniamo e che cerchiamo di nascondere, ma che appare misterioso e pericoloso agli occhi di chi ci guarda dall’esterno.

Gli attori si muoveranno in una scena semplice ma efficace, fatta di cornici e quadri che incombono, con vani da cui entrano luci taglienti e specchi che riflettono immagini distorte, portando la figurazione di un esterno che li sovrasta e li chiude all’interno di una cantina buia e umida, in cui si consuma il duello finale tra i due innamorati della Filippovna.

Nastasja non è in scena, sebbene acquisisca vigore e corporeità proprio grazie alla propria assenza; è una presenza fondamentale, in virtù del proprio esser celata risulta ingombrante al punto da condizionare ogni parola dei due uomini, diviene la vera protagonista nascosta dello spettacolo, che solo

ogni tanto si concretizza, lasciando l’illusione che sia stato solo un sogno.

IL PERCORSO DELLA COMPAGNIA «I DEMONI»

Seguendo le parole di Alberto Oliva, «la capacità di innamorarsi del proprio destino, accettandone tutti i colpi e vivendo al massimo tutte le esperienze senza mai giudicare o essere giudicati nel bene o nel male: è questo uno dei principali obiettivi del nostro modo di intendere il teatro.»

E questo è il senso dell’opera di Fedor Dostoevskij, capace di interpretare le anime umane come nessun altro prima e dopo di lui, grazie all’assenza di giudizio, e quindi a una comprensione universale

di ampio respiro.

Dice di Dostoevskij un suo biografo illuminato, Stefan Zweig:

«La vita gli fa male perché lo ama e lui la ama perché essa lo afferra così duramente, poiché nella sofferenza lui, il sommo sapiente, riconosce la massima possibilità del sentimento. […] Più langue il suo corpo e più s’infiamma la sua fede; più soffre come uomo e più riconosce, beato, il senso e la necessità della sofferenza. L’amor fati fa sì che lui consideri come avversità ogni pienezza, ogni disgrazia come felicità. […] Tanto sapeva trasformare in bene ogni tribolazione, tanto cambiare in valori tutte le umiliazioni, che solo la sorte più dura si adeguava a lui, perché appunto nei pericoli esteriori della sua esistenza trovava le più profonde certezze interiori. I suoi tormenti si cambiano in guadagno; i suoi vizi accrescono le sue capacità; le sue stasi gli danno nuovo vigore».

Con questo spettacolo L’Associazione I Demoni, fondata da Alberto Oliva e Mino Manni, prosegue il suo approfondimento su Fedor Dostoevskij, che l’ha vista realizzare negli scorsi anni cinque spettacoli tratti da questo autore: La Confessione, Ivan e il diavolo, Il Giocatore, Il Topo del sottosuolo e Delitto e castigo.

In occasione di quest’ultimo lavoro, la compagnia ha pubblicato il libro Prospettiva Dostoevskij (Cue Press), che raccoglie i cinque adattamenti che precedono questo nuovo capitolo.